
Ci sono brani che non si limitano a suonare nelle orecchie, ma pulsano direttamente nel petto. Eva dei Gate66 è uno di questi. Fin dalle prime note, ti avvolge con un groove magnetico, un basso dal sapore anni ’70 che si incastra perfettamente in un universo di synth avvolgenti e ritmi trascinanti. È una corsa notturna tra neon e ombre, tra desiderio e destino.
C’è qualcosa di viscerale in questa canzone. Eva non è solo una figura, è un’idea, un richiamo primordiale. È la voce di un amore impossibile, di un’ossessione a cui non si può sfuggire. È quel pensiero che cerchi di scacciare ma che torna sempre, più forte, più irresistibile.
I Gate66 hanno il dono di rendere il passato incredibilmente attuale: il loro pop anni ’80 non è una semplice citazione nostalgica, ma una rilettura viva, moderna, che suona potente e necessaria. Ogni suono è scelto con cura, ogni battito di cassa è un passo dentro un labirinto emotivo da cui non vuoi uscire.
Eva non è solo una canzone da ascoltare, è una canzone da sentire. Da ballare ad occhi chiusi, lasciandosi trasportare. Da vivere sulla pelle, come una tentazione che non vuoi – e non puoi – evitare.
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